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Urza

Urza
Urza

Urza di Argivia è il personaggio più importante della storia di Dominaria, e anche quello che le ha fatto più danni. Nasce insieme al fratello Mishra sotto la protezione di un nobile argiviano, e fin da bambini i due si dimostrano entrambi geni fuori scala, ma di segno opposto: Urza per l'artificio e la meccanica, Mishra per capire e piegare le persone. Non smettono mai di competere fra loro, nemmeno da adulti, e sarà proprio questa rivalità a incendiare mezza Dominaria.

Quando il padre si ammala e teme per la sicurezza dei figli sotto la nuova moglie, li affida a Tocasia, un'archeologa che scava resti Thran ai confini col territorio dei Fallaji (la sua storia, e quella della spedizione, si racconta meglio nella sua scheda). È con lei che i due fratelli trovano l'ornitottero Thran e, seguendo i calcoli di Urza, la caverna di Koilos: lì la pietra di potere che tengono insieme si spezza in due metà, che chiameranno Mightstone e Weakstone. Tocasia muore poco dopo, travolta dall'esplosione di un litigio fra i due fratelli che usano le proprie metà come armi, e la spedizione si scioglie.

The Brothers' War, di rk post
The Brothers' War, di rk post

Urza si trasferisce a Yotia come apprendista dell'orologiaio Rusko, e conquista la mano della principessa Kayla dopo aver spostato con un su-chi improvvisato una statua che nessun uomo di Kroog riusciva a smuovere. Mishra, nel frattempo, è diventato il braccio armato del Qadir dei Fallaji, al comando di un drago meccanico. Il primo incontro fra le due fazioni finisce in un bagno di sangue, e quando Kayla tenta di rubare la Mightstone di Urza per portarla al fratello, la guerra fra Yotia e i Fallaji diventa guerra fra fratelli in tutto e per tutto.

I decenni successivi sono una corsa agli armamenti fabbrili sempre più disperata, fino alla scoperta dell'isola di Argoth e delle sue risorse. È lì che si combatte la battaglia decisiva: gli eserciti artificiali dei due fratelli si rivoltano contro i propri creatori, e quando Urza e Mishra si trovano faccia a faccia, Urza lo ferisce a morte con la Mightstone. Mishra non cade: si è fuso con le proprie macchine, cavi e olio al posto di sangue e ossa, ed è ormai qualcosa di diverso da un uomo.

Urza's Armor, di rk post
Urza's Armor, di rk post

Urza chiude la guerra nel modo peggiore possibile: con il Sylex di Golgothian, un artefatto che cancella Argoth e apre l'era glaciale su mezza Dominaria. L'esplosione uccide anche Mishra, e la Mightstone e la Weakstone si fondono nel corpo di Urza diventando i suoi nuovi occhi: da quel momento Urza non è più un uomo, ma un planeswalker, con millenni davanti a sé per rimuginare sull'accaduto.

Vaga per i piani in cerca di vendetta, convinto che dietro la follia del fratello ci fosse la mano di Phyrexia. Tornato a Koilos con i nuovi poteri, legge le antiche iscrizioni Thran e scopre una verità che lo sconvolge: i Thran non furono distrutti da Phyrexia, come tutti credevano — i Thran diventarono Phyrexia, sottomessi da un tempo lontanissimo a un essere che si farà chiamare Yawgmoth. È in questo periodo che salva Xantcha da un'esecuzione phyrexiana e la porta con sé: lei diventerà la sua compagna di viaggio per secoli, spesso l'unica cosa che gli impedisce di perdere del tutto la ragione.

Blind Seer, di Dave Dorman
Blind Seer, di Dave Dorman

Il primo tentativo di penetrare Phyrexia finisce malissimo: superate le prime sfere, Urza sente nella mente la voce di Yawgmoth stesso, tanto più grande di un planeswalker quanto un planeswalker lo è rispetto a un insetto, e la sola percezione di quella potenza lo spinge sull'orlo della follia. È ancora Xantcha a tirarlo fuori di lì. Per un periodo trovano rifugio nel regno di Serra, che accoglie Urza ma non Xantcha, impura ai suoi occhi per la sua natura di mana nero: quando Phyrexia individua il rifugio e attacca, Urza si rifiuta di aiutare Serra a difenderlo, e se ne va di nuovo con la sua unica amica — un rifiuto che dice molto su quanto, ormai, gli importi poco di chiunque non serva al suo scopo.

Dopo secoli di vagabondaggio, Urza torna su Dominaria e fonda, insieme al mago Barrin, l'accademia di Tolaria, dove il tempo scorre a velocità diverse per formare in fretta i maghi che gli serviranno contro Phyrexia. Il primo esperimento di viaggio nel tempo va storto e distrugge l'accademia: nasce così Karn, il golem d'argento pensato per resistere agli stravolgimenti temporali, e solo grazie all'acqua di Tolaria l'allieva Jhoira e il giovane Teferi, intrappolati nel tempo rallentato, possono essere infine liberati.

Urza's Incubator, di Pete Venters
Urza's Incubator, di Pete Venters

Convinto che Dominaria avrà bisogno di un eroe anche se lui stesso non dovesse sopravvivere, Urza avvia in segreto il progetto Bloodlines, incrociando nel tempo le stirpi umane di mezza Dominaria nella speranza di ottenere, alla fine, la persona giusta. Nello stesso periodo mette insieme il Lascito, una collezione di artefatti pensata come un'arma sola, e la nave Cavalcavento, nata da un seme di Yavimaya, dai cristalli Thran di Shiv e dalla sua stessa arte. Per darle il potere di planeshiftare, Urza sacrifica il regno di Serra — ormai caduto nelle mani della spietata arcangela Radiant — e ne incanala l'energia nel cuore della nave.

Il prezzo del progetto Bloodlines si scopre solo con gli anni: Barrin realizza che perfino il proprio matrimonio è stato pilotato da Urza, e quando i phyrexiani sterminano quasi tutta la stirpe designata a Benalia, l'unico superstite è un bambino, Gerrard Capashen — l'erede che Urza aspettava da secoli, anche se lui stesso non lo sa ancora.

Urza's Guilt, di Paolo Parente
Urza's Guilt, di Paolo Parente

Quando l'invasione comincia davvero, Urza guida Gerrard sotto le mentite spoglie di un veggente cieco, senza mai rivelargli la propria identità né quanto della sua vita sia stato deciso a tavolino. Nel frattempo continua a muovere le proprie pedine su tutta Dominaria, spesso al costo di chi gli sta intorno: è per una sua rivelazione fatta con troppa leggerezza che Barrin scopre la morte della figlia Hanna, e la loro amicizia si spezza per sempre. Quando anche i primi assalti coordinati non bastano, Urza raduna otto fra i planeswalker più potenti del multiverso — i Nove Titani — per colpire Phyrexia alla fonte, sfera dopo sfera, piazzando Bombe dell'Anima pensate per farla collassare dall'interno. La spedizione costa la vita a più di un alleato per tradimento di Tevesh Szat, che lo stesso Urza è infine costretto a giustiziare.

Well-Laid Plans, di Kev Walker
Well-Laid Plans, di Kev Walker

Ma il tradimento più grave è il suo. Nella Sesta Sfera i pneumagog, creature che abitano insieme il piano fisico e quello spirituale, insinuano in Urza un dubbio che diventa presto certezza: per quattromila anni ha combattuto Yawgmoth credendolo l'unico colpevole, ma lui stesso ha creato Gerrard e i metatrani come strumenti di guerra, e ha distrutto mondi non meno di quanto rimproveri a Yawgmoth di fare. Convinto della propria colpa, Urza distrugge l'interruttore che avrebbe fatto detonare le Bombe dell'Anima già piazzate, vanificando l'intera spedizione, e si mette al servizio del Signore Oscuro. Quando Taysir, certa che la sua mente sia sotto controllo, giura di portare a termine la missione da sola, Urza la uccide con le proprie mani.

Nella Settima Sfera, luogo di tortura eterna, Urza ritrova quel che resta di Mishra, tenuto in vita da millenni di supplizio: è l'ultima tappa prima della Nona Sfera, dove Yawgmoth stesso lo attende. Lì, privato dei suoi poteri di planeswalker, Urza viene costretto a un duello mortale contro un Gerrard reso schiavo dalla promessa di riavere in vita il proprio amore perduto. Alla fine dello scontro più lungo e più amaro della sua vita, è Gerrard a prevalere, e a staccargli la testa dal corpo con la sua stessa lama.

Phyrexian Arena, di Pete Venters
Phyrexian Arena, di Pete Venters

Alla resa dei conti Urza muore nell'Apocalisse, ma non subito: la sua sola testa sopravvive abbastanza da essere portata in salvo da Gerrard, e da assistere al fallimento dell'ultimo piano — colpire Yawgmoth con il mana della Luna Nulla. Quando anche questo non basta a fermarlo, Urza rivela l'ultimo pezzo del Lascito rimasto: sé stesso. Le pietre di potere che aveva al posto degli occhi vengono infilate nel cuore della Cavalcavento, e l'esplosione che ne segue lo cancella per sempre. È una fine coerente, per un personaggio che ha passato la vita a usare le persone come componenti di una macchina, se stesso compreso.

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