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Mishra di Agrivia

Mishra, di Mark Tedin
Mishra, di Mark Tedin

Mishra era il fratello minore di Urza, nato l'ultimo giorno dello stesso anno del fratello — un dettaglio che, da ragazzo, teneva spesso a ricordare. Fin da bambino era più impulsivo e rude del suo calmo fratello. Crescendo insieme all'accademia di Tocasia, strinse amicizia con i Fallaji, un popolo nomade del deserto che viveva in quelle terre, e in particolare con uno di loro, Hajar. Durante una spedizione pensata per testare un ornitottero appena riparato, i due fratelli e la loro maestra Tocasia arrivarono alle caverne di Koilos, dove ciascuno trovò un frammento di un'unica pietra: quella di Urza dava nuova vita agli artefatti, quella di Mishra li indeboliva. Ognuno voleva vedere la pietra dell'altro, ma per orgoglio nessuno dei due volle mostrare la propria — una frattura che crebbe fino alla notte in cui i due fratelli, azzuffandosi per il possesso reciproco, distrussero la capanna e uccisero la loro maestra Tocasia.

Pietra dell'Indebolimento
Pietra dell'Indebolimento

Mishra abbandonò l'accademia e fuggì nel deserto, dove fu catturato e reso schiavo dai Suwwardi, un altro popolo nomade. Ebbe la fortuna di trovare il suo amico Hajar già fra loro, e grazie al suo aiuto riuscì a farsi ricevere dal Qadir, il capo dei Suwwardi, diventando poi istruttore di suo figlio. Il rapporto con il ragazzo si fece presto solido, e fu proprio quel legame a permettergli di riavere la pietra sottrattagli al momento della cattura: il figlio del Qadir, incuriosito dai racconti di Mishra, volle vederla di persona. Quando un drago meccanico — un enorme artefatto a forma di drago — attaccò l'accampamento, Mishra, che ne aveva già sognato l'arrivo, chiese ad Hajar di portargli il proprio frammento di pietra, e riuscì a domarlo. Col tempo il Qadir, da ragazzo appassionato di leggende, si trasformò in un tiranno dispotico dalle crisi improvvise.
Fu così che Mishra — l'unico capace di uscire dalla sua tenda ancora con la testa sulle spalle quando portava brutte notizie — divenne uno degli uomini più importanti fra i Suwwardi, ben visto sia dai generali sia dai capi delle altre tribù per la sua indole gentile. Il drago meccanico, del resto, rispondeva solo a lui: ogni volta che Mishra cedeva la pietra a qualcun altro, la bestia era pronta a scatenare una strage.

Pietra da Macina Magica
Pietra da Macina Magica

Guidati dal Qadir, e soprattutto da Mishra e dal suo drago meccanico, i Suwwardi mossero alla conquista di nuovi territori. La prima vera battuta d'arresto arrivò alle mura di Zegon: il drago non riusciva ad avvicinarsi alla città, un ostacolo che i Suwwardi non sapevano spiegarsi. Zegon mandò allora un rappresentante a trattare con Mishra: una donna bellissima dai capelli rosso fuoco, Ashnod. Riuscì a convincerlo a risparmiare la città, ma Mishra pose una condizione: perché il patto sembrasse equo a tutti, serviva un ostaggio — e Ashnod si offrì lei stessa, o come preferiva definirsi, come sua assistente.

Con l'aiuto di Ashnod, Mishra e i Suwwardi cominciarono a estendere il proprio potere ben oltre i territori Fallaji. Il dittatore di Kroog, preoccupato da quell'ascesa, chiese un'udienza con il Qadir — e a sorpresa, accanto a lui si presentò proprio il fratello di Mishra, Urza. Le trattative fallirono: il dittatore aveva in realtà organizzato un piano, con gli ornitotteri di Urza, per uccidere il Qadir. Mishra si sentì di nuovo tradito dal fratello, e grazie ad Ashnod riuscì a mettere in salvo sia se stesso sia il Qadir.

In seguito a quest'avvenimento Mishra decise di seguire i suoi sogni per trovare il modo di divenire più forte. Sogni che gli mostravano le grotte di Koilos ed un portale che portava in un mondo dove poteva trovare altri draghi meccanici. Un luogo chiamato Phyrexia.
Un giorno lui ed Ashnod attraversarono il portale delle grotte per vedere dal vivo questa Phyrexia. Mishra riuscì a riportare alcuni draghi meccanici, ma il meccanismo per poco non liberò anche qualcosa di molto più pericoloso. Un qualcosa che ben presto sarebbe tornato alla carica.

Tornato dal portale, Mishra ottenne un'ultima tornata di trattative di pace, stavolta con la sola Yotia: e fu lì che trovò l'occasione per il suo colpo più infido. Alla corte di Kroog, in assenza del vecchio sovrano, il potere era passato a Kayla, la moglie dello stesso Urza: Mishra la corteggiò, le raccontò di un fratello ormai freddo e distante, e la convinse a rubare di nascosto la Pietra del Potere di Urza per portargliela in dono. Urza li sorprese sull'atto, si riprese la pietra con la forza e cacciò il fratello dal castello — ma era già troppo tardi: quella stessa notte Mishra tese un agguato che azzoppò l'ornitottero di un Urza troppo orgoglioso per non inseguirlo, e il giorno dopo tornò a Kroog con un intero esercito tenuto in riserva. La città cadde, e con essa ogni residua speranza di pace fra i due fratelli.

Macchina da Guerra di Mishra
Macchina da Guerra di Mishra

Fatto questo Mishra convocò una nuova assemblea di pace durante la quale prima con le trattative e poi con la forza cercò di sottrarre la pietra al fratello. Il piano fallì anche per colpa di Ashnod che rivelò tutto a Tawnos l'assistente di Urza. Kroog fu distrutta, ma la regina e Tawnos si salvarono, quello fu il vero inizio della guerra dei fratelli.

Divenuto qadir indiscusso dei Fallaji, con Yotia ridotta in macerie, Mishra avrebbe dovuto sentirsi soddisfatto: non lo fu mai. L'ossessione per il fratello lo divorava più di prima, al punto da spingere Ashnod a un esperimento ancora più oscuro: fondere carne e artificio per creare legioni di servitori che non conoscevano paura né stanchezza. L'assalto di queste creature contro Korlis, però, si risolse in un fallimento — i soldati vivi di Mishra si rifiutarono di seguire gli ordini di una donna capace di simili orrori — e Mishra relegò la sua un tempo insostituibile luogotenente nella piccola e remota Sarinth.

Artigli di Gix
Artigli di Gix

Mishra allontanò Ashnod da corte ed in breve tempo cambiò molto. Non era più quel ragazzo carismatico capace persino di convincere un serpente a venir fuori dalla sua pelle, era diventato un despota, era diventato molto simile al Qadir. C'erano state numerose vittorie, ma ormai Mishra non era più in se, era stato posseduto da un demone Phyrexiano di nome Gix che era riuscito a insidiarsi anche nella sua corte ed in quella di Urza, sperando che la guerra tra i due favorisse l'ascensione di Phyrexia.

Fu proprio la Confraternita di Gix a offrirgli i mezzi per continuare la guerra quando ogni altra strada sembrava chiusa: catturato l'artefice di Urza, Tawnos di Jorilin, Mishra lo affidò alle torture di Ashnod per estorcergli i segreti del fratello — e fu di nuovo Ashnod, questa volta per conto suo, ad aiutarlo a fuggire, guadagnandosi da Mishra un bando definitivo. Voltate le spalle a Kroog, il Macellaio (come ormai lo chiamavano i suoi stessi eserciti) rivolse le proprie forze contro le Torri d'Avorio di Terisia City, convinto di trovarvi armi segrete: vi trovò invece solo secoli di studi su una pratica che giudicò poco più che ciarlataneria, la magia — la stessa che di lì a pochi millenni avrebbe rifondato Dominaria.

Con la salute in declino e Ashnod ormai lontana, Mishra si affidò del tutto ai sacerdoti della Confraternita, convinti che il corpo non fosse che un'altra macchina da perfezionare. Accettò la loro offerta: la carne si fuse con l'artificio, e Mishra ne uscì più giovane, più forte, più crudele — sempre più vicino, senza saperlo, al disegno di Phyrexia che lo aveva manovrato fin dall'inizio.

Lo scontro finale avvenne sull'isola di Argoth, dove Ashnod stessa — di nuovo riammessa a corte, e di nuovo con un dono avvelenato — gli parlò per la prima volta del Sylex Golgothiano, un antico artefatto capace, a suo dire, di porre fine alla guerra in un colpo solo. Mishra prese la rivelazione per la fantasia di una donna ormai fuori di sé, e non le diede peso. Quando i due eserciti si schierarono per la battaglia decisiva, però, accadde qualcosa che nessuno dei due fratelli aveva previsto: le macchine di entrambi gli schieramenti si rivoltarono le une contro le altre, in un caos che nessuna delle due parti riusciva più a controllare. Mishra e Urza si trovarono comunque faccia a faccia, e per un istante fu Mishra ad avere la meglio — finché la Pietra del Potere di Urza non esplose in una vampata che gli squarciò la carne, rivelando sotto la pelle il metallo in cui si era ormai trasformato.

Durante l'ultima battaglia Mishra o meglio quel poco che rimaneva di lui fu ucciso da suo fratello Urza. La guerra dei fratelli fu così finalmente portata a termine: Mishra si fuse con il suo stesso drago meccanico per l'assalto finale, ma fu allora che Urza, con in mano il Sylex procuratogli da Ashnod, fece sparire Argoth intera in un lampo di luce accecante.

O forse no. Millenni più tardi, mentre esplorava la Settima Sfera di Phyrexia al servizio dell'ormai asservito Yawgmoth, lo stesso Urza — planeswalker da tempo immemore — si imbatté in una visione che credeva impossibile: Mishra, ancora vivo, torturato senza fine per non aver consegnato Dominaria a Yawgmoth durante la Guerra dei Fratelli. Il fratello lo implorò di liberarlo, di portarlo via da quell'inferno anche solo per morire in pace altrove — ma l'Urza che aveva davanti era ormai troppo asservito a Phyrexia per ascoltarlo. Nessuno saprà mai con certezza se quella figura fosse davvero Mishra o l'ennesima perversione di Yawgmoth: certo è che, morto ad Argoth o dimenticato nella Settima Sfera, Mishra fu comunque, per tutta la vita, un'altra pedina inconsapevole nel disegno di Phyrexia.

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