Perchè Perdo
Datemi retta! sarò onesto con voi, non offro i vecchi monotoni consigli, ma i nuovi crudi consigli. Walt Whitman, Canto della Strada
E' con questo poema che Fred Reinfeld apre il suo libro:
Perchè perdete a scacchi, uno dei manuali di scacchi più letti e più utili
che siano mai stati pubblicati.
Invece di scrivere l'ennesimo trattato scritto
come se si parlasse a un'assemblea di maestri riunita sul monte Olimpo, Reinfeld
elenca le ragioni concrete per cui chi gioca a scacchi in modo mediocre (il
sottoscritto in prima fila) perde le partite.
Il libro lo consiglio a chiunque, anche a chi non ha mai toccato una scacchiera, perché quasi tutte le osservazioni di Reinfeld valgono pari pari per Magic. Con il suo metodo, quindi, proviamo a guardare in faccia le ragioni per cui si perde a Magic — perdiamo tutti, io per primo.
Preparati a incassare qualche colpo all'ego: è il prezzo per scoprire perchè perdi.
Ognuno ha uno stile di gioco in cui si trova a proprio agio, a prescindere dai risultati. Chi rende bene in ogni situazione non esiste: abbiamo tutti inclinazioni e talenti diversi. Usarli bene è un vantaggio enorme; ignorarli, uno svantaggio altrettanto grande.
Perdi perchè non hai idea di che genere di giocatore sei
A Magic si gioca in tre modi diversi, e quasi tutti rientrano in uno dei tre.
C'è chi attacca: preferisce il gioco veloce, sta meglio all'offensiva e dà il
massimo con grimori tipo stompy, sligh o comunque mono colore aggressivi.
C'è chi controlla: vuole condurre la partita e punta a togliere ogni risposta a chi
ha di fronte, con grimori tipo draw-go o prigione.
E c'è chi gioca di combinazione: sta al tavolo come se facesse un solitario, e vince
con una svolta improvvisa. È la persona a suo agio con i mazzi tipo Rifornimento.
Non è vero che non si possa giocare un grimorio lontano dal proprio stile: si può, e
capita spesso.
Ma quel grimorio non lo si gioca mai al 100%. Si è sempre più rapidi e più efficaci
con un mazzo che assomiglia a come si ragiona.
E se non sai ancora a quale dei tre appartieni, è lì che cominci a perdere.
Come si scopre? Ci sono alcune domande che aiutano.
Con quali colori ti piace giocare?
Preferisci le partite complicate o quelle semplici?
Corte o lunghe?
Ti piacciono le sorprese, o vuoi tenere tutto sotto controllo?
Ti serve un piano, o preferisci giocare d'istinto?
Un quiz del genere aiuta a inquadrarsi, ma niente sostituisce l'esperienza: solo provare grimori di tipo diverso, e guardare con quali ti trovi davvero, conferma le risposte che ti sei dato. Conosciti, e smetti di ostacolarti da solo.
Conoscersi serve nelle competizioni tanto quanto nella costruzione del grimorio. Chi
è bravissimo nelle partite fra amici può essere il re della propria stanza e trovarsi
a disagio nel salone di un torneo.
Vale anche il contrario: chi divora i tornei competitivi a volte non sa più giocare
quando l'ambiente cambia.
Se sei il più forte fra le mura di casa, probabilmente lo sarai anche nelle
competizioni minori, dalle pre-release ai tornei di negozio. Il Pro Tour,
verosimilmente, è un'altra cosa.
Chi è abituato alla competizione otterrà risultati alle qualificazioni o alle
regionali, ma può fare fatica proprio alle pre-release.
Perdi perchè conti sul tuo alibi
L'alibi è la scusa a cui si crede per giustificare le sconfitte. Non prendertela,
siamo tutti uguali.
Quante volte hai sentito:
"Ho avuto il mana a cavolo"
"lo odio proprio questo mazzo"
"una partita da incubo"
"ha avuto fortuna"
"aveva un grimorio al top e il mio faceva schifo"
"non ho dormito la notte scorsa"
e l'elenco continua.
Quando è stata l'ultima volta che, dopo aver perso, hai detto "il suo grimorio era migliore del mio, e ha giocato meglio"?
A tutti piace vincere e, di conseguenza, tutti abbiamo il terrore di perdere: così,
appena persa la partita, tiriamo fuori l'alibi.
Un alibi è comodo e protegge dal disappunto. Si ha meno paura di perdere, perché la
giustificazione è già lì pronta.
Come dice Reinfeld, l'alibi si tira fuori dopo la prima sconfitta, e prima di tutte
quelle successive.
L'alibi fa due danni. Il primo è che toglie a chi ha vinto il merito di aver giocato
bene.
Il secondo è peggiore: dandoti una ragione falsa per cui non potevi vincere, ti
impedisce di cercare quella vera, e con essa smetti di cercare anche il rimedio.
Finché si conta sul proprio alibi, non si potrà mai arrivare alla radice dei problemi e correggerli. Getta il tuo alibi.
Così, COMPRENDI E APPROFITTA DELLE TUE FORZE. GIOCA CON STILE E DIMENTICA IL TUO ALIBI.
A volte non hai perso: hai solo mollato prima del tempo
C'è anche un'ultima ragione per cui si perde, ed è quasi l'opposto delle prime due: si molla la partita mentre è ancora viva.
Chi gioca mazzi di controllo lo conosce bene: capita di trovarsi in una partita lunghissima e bloccata, dove nessuno dei due riesce a chiudere. A un certo punto l'avversario ti dice che hai già perso: ha in libreria la carta che gli serve per farti restare senza carte da pescare, e la userà appena la peschi. Tu non hai modo di saperlo per certo. Puoi arrenderti sulla parola, oppure continuare a pescare e scoprirlo.
In un torneo vero è successo esattamente questo: l'avversario era sicurissimo di avere ancora in mazzo la carta che gli serviva, al punto da consigliarmi di arrendermi subito. Ho continuato a pescare. La carta non è mai arrivata: l'aveva tolta dal mazzo prima della partita, e se n'era dimenticato. A restare senza carte, alla fine, è stato lui.
A Magic si perde in tre modi soltanto: veleno, zero punti vita, o niente più carte da pescare. Finché nessuno dei tre non è successo davvero, la partita non è finita — qualunque cosa dica l'avversario, e qualunque cosa sembri sulla carta.
Perdi anche perché non sai quanta fiducia riporre in te stesso
C'è una differenza misurabile fra chi regge la pressione di una partita e chi no, ed è il livello di fiducia in sé stessi: né troppa, né troppo poca. Chi ne ha troppa si dichiara vincitore prima ancora di sedersi al tavolo, prende rischi che non sa gestire, e quando la realtà non si allinea alle aspettative crolla altrettanto in fretta. Chi ne ha troppo poca gioca sulla difensiva, evita le scelte rischiose anche quando sarebbero quelle giuste, e si convince in anticipo che andrà male — una profezia che si autoavvera.
La differenza non la fa il talento, ma il metodo: darsi obiettivi, verificarli, correggerli. Tre passaggi, sempre uguali. Primo: guardare con onestà le proprie lacune — "non costruisco bene i mazzi Sigillato", "vado in crisi nelle fasi di stallo con tante creature in campo". Secondo: lavorarci davvero. Terzo: tornare a guardare i risultati e aggiustare l'obiettivo, verso l'alto o verso il basso.
Il punto delicato è su cosa si misura l'obiettivo: mai sul risultato, sempre sulla propria prestazione. "Vincere il prossimo torneo" non è un obiettivo utile — dipende anche da fattori che non controlli, e se fallisce ti lascia solo con la delusione. "Migliorare le scelte di sideboard", "costruire un Sigillato più solido", "scegliere meglio nel draft quando due carte sembrano equivalenti" — questi sì: dipendono solo da te, e puoi verificare se stai migliorando a prescindere da quanti match vinci quel weekend.
Serve anche un modo per darsi un riscontro onesto. Un trucco minimo: tenere il conto degli errori di cui ti accorgi durante una partita, anche piccoli — non per punirti, ma per restare consapevole di quanti ne stai facendo e se stanno diminuendo. Un metodo classico è il «dado degli errori» di Jamie Wakefield: un dado a sei facce che tieni accanto a te durante la partita, e che giri di un punto ogni volta che ti accorgi di una distrazione, anche piccola. Il riscontro negativo che ti dai da solo ti rende più attento, perché non vuoi dover alzare il conto.
E vale la pena analizzare anche le vittorie, non solo le sconfitte: capire cosa hai fatto bene è utile tanto quanto capire cosa hai sbagliato. Una squadra che si allenava al draft Rochester discuteva accesamente ogni sconfitta, ripercorrendo scelte e partite, ma dopo una vittoria prendeva le rare per cui giocava e passava oltre, come se in quel draft tutto fosse andato alla perfezione. È difficile che fosse davvero così, e di informazioni da raccogliere ce n'erano comunque.
Le idee di questa sezione, la fiducia in sé stessi e l'impostazione degli obiettivi, vengono da un vecchio articolo americano sulla psicologia dello sport applicata a Magic.
Bene, questo è un buon inizio.
Ora ricostruisci il tuo ego correggendo le ragioni per le quali perdi. Ti sentirai meglio e giocherai meglio.
Imbroglia e verrai imbrogliato, sfotti e verrai sfottuto, gioca e verrai giocato.
L'unica soluzione è non giocare. Chiosa di pyotty (o del: "non c'è niente da fare se è più forte di te")
Questo spazio potrebbe essere il tuo: scopri come.