Burke
"Ambasciatore Laquatus, ecco il tuo nuovo famiglio. Lo chiamo Burke." Chainer
Negli abissi della spietata Città del Cabal, Chainer riceve un incarico dal Primo del Cabal: creare un nuovo famiglio per l'ambasciatore dei merfolk Laquatus, che ha perso il precedente. Il Mirari, l'artefatto capace di amplificare qualunque potere fino a livelli mostruosi, moltiplica a dismisura i poteri dementi di Chainer, e dalla sua mente contorta prende forma una massa d'umanoide color livido, senza volto e senza genere. Laquatus, guardandolo, non è per niente impressionato: niente artigli, niente veleno, niente di offensivo.
Si sbaglia. Messo alla prova contro un'intera muta di creature dementi evocate da Chainer — una tigre, un pipistrello mostruoso, una balena da incubo, un serpente gigantesco — Burke le annienta tutte in pochi minuti. La sua carne gelatinosa si stira e si indurisce in un istante, frantuma crani e schiaccia costole; ogni ferita viene assorbita, deviata o semplicemente ignorata. Tagliargli un braccio non serve a niente: ricresce all'istante. Decapitarlo è inutile: la testa si riforma. Non respira, non ha organi, non prova dolore — eppure vede, sente, e in qualche modo, sotto quella massa informe, resta cosciente. La sua unica ragione d'essere è obbedire a Laquatus.
Burke si rivela perfetto anche in acqua, dove Laquatus lo mette al lavoro come guardia e sicario. Nel corso di una scaramuccia di confine contro l'imperatrice Llawan, rivale sommersa di Laquatus, Burke insegue e cattura la sirena in fuga Veza — spezzandole una caviglia prima di essere richiamato indietro. Quando le forze demenziali del Cabal svaniscono misteriosamente in massa, Laquatus e Burke sono costretti a fuggire dalla propria enclave sommersa attraverso passaggi sotterranei, riemergendo sulle aride pianure di Otaria.
"Si chiama Burke. Non puoi ucciderlo." Laquatus
In superficie, Burke diventa la guardia del corpo e il braccio armato con cui Laquatus manipola Cabal e Ordine del Nord, mentre trama per impossessarsi del Mirari — ormai nelle mani del barbaro Kamahl. Quando Laquatus decide di eliminare ogni testimone di un suo tradimento verso il Cabal, Burke fa piazza pulita a mani nude di tre temibili incantatori dementi e delle loro creature, strappando persino l'artiglio a un mostro con chele di granchio per infilzare il suo stesso padrone.
Individuato Kamahl in fuga con la sorella ferita e il nano Balthor, Laquatus e Burke li raggiungono con un incantesimo di teletrasporto. Burke apre le ostilità scaraventando Kamahl a terra e squarciando in due il suo cavallo; Kamahl fugge, lasciando Balthor a coprire la ritirata. Ogni attacco del nano si infrange contro la massa indistruttibile di Burke — persino un'ascia conficcata nel petto e una colata di lava che lo imprigiona in una roccia non bastano a fermarlo: Burke ne esce a pezzi taglienti, forza un braccio in gola a Balthor e tenta di soffocarlo. Solo un fulmine disperato, evocato da Balthor con le ultime forze prima di soccombere, incenerisce l'intera massa di Burke in un istante.
O quasi: un frammento del suo braccio resta incastrato nel corpo morente di Balthor. Forse, nelle condizioni giuste, tornerà a muoversi.
Torna all'elenco dei personaggi
Questo spazio potrebbe essere il tuo: scopri come.