Lim-Dûl
"Anche il più coraggioso dei guerrieri conosce la stretta oscura della paura, dentro il suo cuore risoluto."
Lim-Dûl era in origine un umile soldato di Kjeldor, arruolato nel reggimento del leggendario Mårton Stromgald: per anni un uomo fedele e senza ambizioni, finché durante un'esercitazione non restò separato dal proprio battaglione nel gelo dell'Era Glaciale. A salvarlo fu un anello trovato per caso, appartenuto un tempo al malvagio mago Mairsil il Pretendente: indossandolo, il soldato sentì il proprio talento magico moltiplicarsi all'istante, e con esso il seme oscuro che portava già dentro di sé.
Quel potere improvviso non passò inosservato: due dei planeswalker più potenti e malvagi di Dominia, Tevesh Szat e Leshrac, lo notarono e lo presero sotto la propria ala, offrendogli protezione in cambio della sua devozione. Nacque così un patto a tre per portare morte su Dominaria: il soldato tornò dai suoi solo per uccidere il proprio comandante e rianimarlo come un non morto, poi si stabilì in un antico monastero della Confraternita di Gix, che ribattezzò Tresserhorn. Da lì mosse guerra ai tre grandi stati di Kjeldor — Krov, Soldev e Kjeld — trasformando ogni caduto, amico o nemico, in un nuovo soldato del proprio esercito.
Non gli bastava la forza bruta: finanziò anche la Cabala di Stromgald, un'organizzazione segreta che usava il cadavere animato dello stesso Mårton Stromgald come testimonial per sobillare il popolo contro il debole re Darien, arruolando persino alti funzionari di corte. A Tresserhorn i seguaci, vivi e morti, si moltiplicarono al punto che Lim-Dûl ne affidò la custodia al fedele e ambizioso Chaeska.
"I miei nemici mi servono due volte: morendo, e da morti."
Col tempo, però, la paura per il proprio padrone Leshrac lo spinse a tradirlo. Si procurò l'Arcimago Eterno Jodah, drogato e confuso, e lo convinse di essere stato lui stesso resuscitato dalla morte, mettendolo al lavoro su una ricerca proibita: un piano vagante in avvicinamento a Dominaria, e un modo per uccidere un planeswalker. Leshrac se ne accorse, e ogni sua visita lasciò Lim-Dûl un po' meno umano — prima un paio di corna, poi spalle più larghe per sorreggerle.
Quando Jodah riuscì a fuggire e a radunare gli eserciti di Kjeld e i barbari di Balduvia, Lim-Dûl marciò comunque sulla capitale con la propria armata di non morti, certo di poter rimpiazzare ogni caduto. Nel duello finale con Jodah si risvegliò anche lo spirito di Mairsil, imprigionato nell'anello da duemila anni: ma prima che la battaglia si decidesse fu lo stesso Leshrac a portarlo via, recidendogli la mano che portava l'anello e privandolo così di ogni potere.
Abbandonato sul piano di Shandalar dopo la sconfitta contro il suo guardiano Sahrmal, Lim-Dûl visse anni da spettro affamato, finché non riuscì a impossessarsi del corpo di un giovane mago, Azaar: ci vollero più di cent'anni perché la sua volontà avesse la meglio su quella dell'ospite. Rinato ancora una volta, guidò un'ultima crociata di sterminio su Shandalar, ma questa volta le cinque gilde magiche del piano lo sconfissero per sempre: la sua anima fu strappata e rinchiusa in un artefatto, dove pare resti ancora oggi.
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