Il mio Magic: dal mazzo da 12.000 lire alla vecchia scuola
Un breve discorso sul mio incontro con il gioco e su come lo intendo io, e forse anche l'autore.
L'incontro
All'inizio, parlo del 1994/95, mi imbattei per caso in queste carte, che mi furono presentate come un gioco. Allora, escluso il pokerino con gli amici, i giochi di carte erano il tresette d'estate in vacanza, e conoscevo anche scopa e briscola. Lascio fuori di proposito tutto ciò che somiglia ai “giochi di Natale”, per un'avversione che mi porto dietro da sempre.
Rimasi colpito da Minotauro di Hurloon, che peraltro non fu nemmeno la prima carta a passarmi sotto gli occhi. Lo ricordo ancora senza sapere il perché…
La curiosità mi spinse a comprare, senza capirci niente, qualcosa di paragonabile a quello che avevo visto, per poter “giocare” insieme alla persona che me l'aveva proposto. Per ben 12.000 lire, se la memoria mi assiste, in un negozietto vicino al lavoro, presi una scatoletta di cartone che conteneva più o meno questo.
Dentro c'erano 60 carte, in tutto e per tutto simili a quelle che avevo visto, e qualcuna proprio uguale, Minotauro di Hurloon compreso. Era un mazzo di quarta edizione italiana, con un piccolo bugiardino all'interno: orrendamente in bianco e nero, con una traduzione estemporanea e approssimativa.
Cercai di capire che cosa ci si potesse fare. C'erano delle “regole”, ma capii molto poco, così rimandai tutto al prossimo incontro con l'amico, di cui, e me ne scuso, non ricordo più il nome. Entrare nel mondo delle regole non fu facile, ma qualcosa in più l'avevo capita.
Liste, rarità e Scrye
Per fortuna avevo internet, e allora non era per niente scontato. Trovavo però solo tracce vaghe del gioco, e soltanto in inglese, lingua che purtroppo non conosco. Frustrante!
Una cosa la capii quasi subito: le carte non erano tutte uguali, e non avevo speso 200 lire a carta. Ce n'erano che “valevano” di più in base a un concetto di rarità ancora molto labile e per nulla accessibile. Sulle carte non c'era scritto, e così cominciò la caccia alle liste, ormai sicuro che le mie 60 NON fossero tutte. Ne esistevano per forza delle altre!
Stavamo appena cominciando a capire il gioco chiamato Magic l'Adunanza. Non c'erano negozi specializzati: l'unico che conoscevo vendeva, senza saperlo, solo quello che avevo già comprato. Qualche piccola realtà si formava nelle fumetterie e simili, dove gruppetti di giovanissimi compravano bustine e giocavano scambiandosi le prime regole, e le prime carte.
Non sapevo ancora giocare, ma da certe liste di dubbia provenienza avevo carpito che avrei potuto scambiare. Mi solleticava l'idea di ottenere pezzi migliori cedendo quelli di valore più basso, secondo la filosofia del più valore, più funzionale. Trovai un altro negozio, a Roma, che vendeva roba del genere: era praticamente l'unico. E giù pacchetti, ne presi tanti, ma tanti, e cominciai ad accumulare una certa quantità. Ora i negozi erano due, perché anche il primo, più vicino a casa, vendeva bustine.
Dovevo scambiare, e così feci. Ovviamente la prima persona che pensai di “raggirare” fu proprio l'amico, a cui proposi uno scambio indegno confidando nella sua scarsa conoscenza delle mie “liste”. Non ci cascò, anzi si offese pure. Ammisi senza nasconderlo di averci provato. Poi, quando il suo interesse svanì in fretta, mi offrii di comprare in blocco le sue poche carte, naturalmente con lo stesso intento. Strano ma vero, preferì tenerle: un laconico “non si sa mai…”.
Intorno a quei luoghi di ritrovo aumentavano i giovanissimi con i loro sacchetti di carte, li guardavo e un po' li invidiavo. Avevano capito il gioco e sapevano scambiare valutando la carta senza liste, “pesandone” le caratteristiche.
Possibile che quelle liste dicessero tutto e niente? La rarità non si capiva, si era arrivati a C1, C2, C3, U1, U2, U3… Non ci si capiva più niente. Le liste mostravano elenchi diversi, in lingue diverse e con rarità diverse: solo navigazione a vista. Cominciai a raccogliere informazioni e a riempire una cartella di Excel, cercando di sapere almeno l'elenco delle carte per edizione e per rarità. Non fu per niente facile!
Alla ricerca spasmodica di certezze scoprii che esistevano soggetti terzi che si preoccupavano di stilare una specie di listino delle carte esistenti. Per me fu la scoperta dell'inaccessibile Scrye. Chi leggeva Scrye ci capiva! Ne ho avute ben due copie!
Finalmente un po' di regole si fecero più chiare, le interpretazioni convergevano e si poteva giocare senza che ogni partita finisse in una discussione. Avevo ormai qualche centinaio di carte ed era ora di scendere in pista. Preparai (molto male) il mio grimorio e cominciai a giocare soprattutto con amicizie, parenti e fidanzate. Non entro nel dettaglio di quanta pazienza sia servita per convincere le mie compagne ad assecondarmi: non lo rifarei mai.
Leggende, e le carte d'oro
Poi uscì Leggende. Che carte! D'oro! E giù a mostrare i pezzi, inutili ma belli solo perché d'oro. In quel periodo si sono visti tanti nomi attraenti, tutti profondamente inutili. Ma lanciare quei pezzi dava prestigio, e tutti a leggere che cosa facessero.
Immerso fino al collo in questa follia, scambiai una terra doppia (per fortuna non ricordo quale) per questo Nicol Bolas.
Ne vado fiero, e se tornassi indietro lo rifarei!
Abbiamo giocato sui tavoli della mensa dell'università, sui marciapiedi, sulle scalinate, sui pavimenti, sui ripiani, e abbiamo imparato tutti, a nostre spese, che un elastico era un terribile porta-mazzo e che le buste, invece, funzionavano perfettamente. Buste porta carte? Quelle cose da poche lire? Macché. Elastico!
Scambiare e collezionare
E basta bustine! Si arriva alla saturazione e al dilapidamento delle proprie finanze, e non se ne può più: apri doppioni, apri doppioni, e ancora doppioni. Sarebbe carino poter comprare le carte che cerco, un po' come si faceva con gli album delle figurine: quelle che non avevi le chiedevi al produttore, che te le spediva in una bella busta a casa, pagandole solo un po' più del prezzo originale.
Con Magic no. Nessuno aveva quello che mi serviva, oppure ce l'aveva e non lo scambiava. Possibile che nessuno l'avesse capito? Intanto mi mancava una carta per completare l'edizione Rinascimento: 60 carte, e me ne mancava una sola.
Un nuovo amore mi spostò di zona e cominciai a bazzicare un quartiere mai visto, lontanissimo da casa mia. Toh, un negozio con carte Magic (e anche due tavolini da giardino di plastica). Entrai, naturalmente, e comprai la mia bustina, che non fu certo quella giusta. Soliti doppioni, aperti lì sui tavolini bianchi. Alla cassa c'era una ragazza (già strano, per allora), alla quale spiegai che la mia faccia affranta era dovuta all'ennesimo doppione.
La domanda fu: “Che ti serve?” Davvero? Evvai! Forse avevo una possibilità. Il titolare, un cinquantenne che avrebbe potuto essere mio zio, vendeva le carte sfuse, e così potei puntare a completare Rinascimento.
Completa! Una bella sensazione, davvero, da ripetere. Ormai volevo completare TUTTO, e così feci: carta dopo carta completai un po' tutto, spendendo molto di meno. La strada era tracciata: giocare e collezionare, o viceversa.
A quel negozio affidai un mio album di doppioni con i prezzi di ogni carta stampati sopra, fiducioso che altri potessero attingervi con il servizio “conto terzi” che il negozio offriva. Dopo qualche settimana (o mese) il negozio chiuse, sparì, e non ne seppi più niente, anche se l'ho cercato. Il mio raccoglitore è ancora disperso, con dentro diversi pezzi pregiati. Beato chi l'ha trovato.
Ma come scambiare, io che non sono molto sociale? Creai un sito internet che mostrasse che cosa cerco e che cosa offro. In realtà ci lavorai un paio d'anni nel tempo libero, con i mezzi che nel 2000 erano quelli che erano… Andai online, e ci sono ancora! Probabilmente fu uno dei primi in Italia, ma questa è un'altra storia.
Oggi la mia collezione avanza spedita. Non conoscendo l'inglese, colleziono solo quanto è stato stampato in italiano, cioè da quando c'è il numero sulla carta: tutto quello che ha un numero. Oltre alle carte normali colleziono anche i token, e prossimamente passerò alle promo, ai Game Day e ai Release Day. Mediamente mi mancano sempre un centinaio di carte, e questo mi tiene in vita. Fra i tanti, un paio di acquisti saltati:
- Tundra di prima edizione italiana a 80.000 lire (comprata nel 2018 a 400 €);
- Mare Sotterraneo di seconda edizione a 20.000 lire (ancora da comprare!).
La vecchia scuola
La vera magia della vecchia scuola era gloriosa, e io, legato al passato come sono, vorrei riconquistare quello spirito: lo stesso mazzo di carte e tutto il resto. Le ultime partite, le più belle secondo me, sono state quelle giocate con soli comuni, una modalità che all'inizio si chiamava “paesant”.
Qui entra in gioco la parte polemica che ormai mi caratterizza da parecchio tempo. Non gioco più, e da moltissimo, perché il gioco si è modificato lentamente, e non solo nelle regole: è cambiato l'approccio stesso. Ho visto il degrado delle regole, ormai centinaia, che consentono praticamente tutto a tutti. La regola del più spendi più vali è portata all'esasperazione e, francamente, non trovo altra spiegazione che quella economica. Il gioco è ora un affare per chi lo produce, e si è allontanato troppo da quello che aveva immaginato l'autore. Si sono portate le regole verso il basso per far entrare quante più persone possibile, senza più puntare su una strategia personale: si sa che cosa va e che cosa no, c'è il meta e ci si misura su quello. Probabilmente certe partite si potrebbero non giocare, basterebbe vedere le carte. Non è più il mio gioco.
Non è però tutto perduto. Alcune comunità nel mondo, e perché no anche in Italia, stanno valorizzando questa filosofia. Simpatica gente nostalgica! Si formano gruppi che, autoregolamentandosi, giocano con le regole della vecchia scuola. Lì si vede la qualità di chi gioca, lì si applicano le vere strategie, lì non basta più il grimorio “pesante”.
Le regole sono semplici: solo i primi set, solo le vecchie grafiche e le immagini originali. Si può poi virare un po' aggiungendo la variante svedese, che prevede solo Alpha, Beta, Unlimited e le espansioni fino a Oscurità, oppure le regole di Eternal dagli Stati Uniti, che consentono Fallen Empires ed eventuali ristampe, ma solo con immagini originali e vecchia grafica. In entrambi i casi esistono piccole differenze nelle carte bandite e ristrette. Niente di strano o di difficile, tutto molto basico.
Declinare il paradigma all'italiana non è difficile, e limitarlo alle sole carte comuni è la mossa vincente. Costruisci un grimorio da 60 carte e magari giochi via webcam con chiunque, con altrettante carte vere. Forse non si vince, è sicuramente un'operazione nostalgia, ma l'esperienza sarà più vicina allo spirito del gioco originale.
Si può tornare indietro?
Anche la vecchia scuola perde un po' di senso quando si è circondati da enormi quantità di carte, anche migliori, ormai ottenibili con qualche clic. Inoltre, negli ultimi 25 anni abbiamo imparato molto di più sulla costruzione del grimorio, abbiamo gli studi sul meta e sull'interazione fra le carte.
Sarebbe facile pensare che un formato vecchio quanto il gioco stesso sia facile da escludere, ma ci sono sempre nuovi mazzi, preparati di continuo, che mettono alla prova ciò che un tempo era il meglio. Ed è piuttosto divertente.
Eppure manca ancora molto di ciò che rendeva Magic così affascinante all'esordio, e che l'autore voleva mettere nel gioco: la preparazione, la costruzione, il commercio non pensato al valore economico ma a ciò di cui avevi bisogno per migliorare il grimorio, il mistero di quali altre carte potessero esserci là fuori, ancora da scoprire. Su quest'ultimo punto non si può davvero fare molto. Si può ricreare quell'esperienza?
Bisognerebbe togliere molto di quello che oggi diamo per scontato: grimori online, venditori online e negozi specializzati. Il vantaggio sarebbe la preparazione e la riscoperta di alcune carte fantastiche perdute nel tempo, l'immersione in raccoglitori e scatole sfuse nei negozi di giochi e fumetti, setacciando carte che non vengono toccate da una vita, e l'incontro con una comunità che non solo ama giocare con queste vecchie carte, ma ama anche aiutare altre persone a giocarci. E tutto con un budget che la maggior parte di chi gioca a Magic può permettersi.
E forse, solo forse, riscopriremo un apprezzamento per questo gioco che abbiamo sicuramente amato e che vorremmo continuare ad amare.
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